LA VAL D’ORCIA
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Vista Monte Amiata
dalla strada provinciale |
Delizioso angolo di terra affacciato sul versante
senese del Monte Amiata, nel sud provincia di Siena, la Val d’Orcia
è, senza alcun dubbio, uno dei paesaggi più suggestivi e variegati della conosciuta
Toscana, grazie anche all’esiguo sviluppo industriale ed al persistere di
attività tradizionali legate alla terra.
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Rocca di
Tentennano |
Linee morbide di verdi colline e “dune” soffici di
coltivato (ribattezzate anche “mezze lune”) ne definiscono il contenuto, sempre
però in naturale simmetria con il Monte Amiata, mentre le uniche asprezze
figurative – peraltro vivacizzanti - sono rappresentate dai calanchi, dai
cipressi, dalle rocche di Radicofani e di Tintinnano.
La sua storia si lega ad una via, la “Francigena”, transitata da pellegrini, papi, imperatori,
artisti, mercanti e briganti, ed attraversata da progetti ed idee, memorie e
suggestioni, in continuo viaggio tra Roma e l’Europa.
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Campo di grano visto dalla Pieve dello Spino di Monticchiello |
La vetta dell’Amiata - tra le più alte della
regione (1738 mt) domina l’intera valle e gli
conferisce un tratto di assoluta peculiarità.
Il rilievo amiatino, metà
senese e metà grossetano, di origine vulcanica, funge
da enorme spartiacque tra i fiumi Orcia, Paglia, Albegna e Fiora, e distribuisce acqua a tutta la Val d’Orcia,
tramite le perenni sorgenti del Vivo.
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Rotoballe |
Colorato mondo “a parte”, temuto dai “vecchi”
contadini, come una sorta di barometro naturale, per un singolare fenomeno
meteorologico detto “il travaglino”: quando una minuscola nuvola si posa sul lato
nord-est della cima, in direzione di Siena, in breve tempo il cielo si
rannuvola ed inizia a piovere.
L’attività turistica risana, solo in parte, la
crisi economica nata circa trent’anni prima
dall’abbandono delle miniere di mercurio.
Il fiume Orcia solca, per
buona parte in parallelo con la via Cassia (costruita
dai romani per unire Roma a Firenze, divenuta poi la medioevale via Francigena per i pellegrini diretti verso la città papale),
un territorio che evidenzia una molteplicità di aspetti ugualmente
affascinanti.
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Ginestre sui resti del calanco |
Roccia vulcanica, arenaria, tufo, argilla, terreno alluvionale,
crostoni e colline formati di calcare, macchiano un puzzle eterogeneo ma
armonico nei colori e nella convivenza tra le diverse forme. Negli ultimi
decenni la portata d’acqua dell’Orcia si è
notevolmente ridotta, mentre il letto del fiume è ancora, anche se in misura
minima, oggetto di estrazione di rena e ghiaia.
Premessa essenziale nell’osservare la Val d’Orcia
di oggi è l’incidenza che il territorio cretaceo ha imposto nel tempo allo
sviluppo dell’economia rurale locale, e, quindi, l’intervento secolare
dell’uomo nel modificare l’ambiente naturale stesso.
Il contratto mezzadrile -
strumento degli investimenti fondiari della borghesia cittadina fin dal XIII
secolo - ha regolato e sviluppato il quadro di vita di intere popolazioni strutturando
l’assetto complessivo del paesaggio per oltre settecento anni. Nascono i poderi
ad abitare le desolate campagne: ecosistemi umani che comportano un vincolo
inscindibile con la terra lavorata. Viene introdotta
la coltura promiscua: seminativo, ulivo, vite.
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Famosa strada
cipressata nella località della Foce (Pienza) |
Negli anni cinquanta,
inizia in Val d’Orcia la crisi del sistema mezzadro,
la cui plurisecolarità ha comunque garantito
un’identità storico-sociale nei diversi usi e costumi scanditi dal passare
delle epoche. Lo spopolamento delle campagne, verso il “mito” della vita in
città, mette a dura prova la sopravvivenza dignitosa della valle. Nel terzo
millennio, il modello di lavoro che alimenta l’economia zonale è legato sia
alla ricezione turistica che all’agricoltura di oggi praticata
con metodologie moderne, e negli ultimi anni il settore biologico ha
conquistato sempre più considerazione.
L’eredità di memorie, di paesaggi e di
architettura, trova anche nel Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val
d’Orcia uno strumento di tutela, creato dalle
amministrazioni comunali di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico
d’Orcia.
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Cielo nuvoloso sul Monte Amiata |
La struttura operativa del Parco è la Valdorcia s.r.l - con i cinque comuni prima
citati e la Provincia
di Siena in qualità di soci - uniti nell’impegnativo compito di salvaguardia e
sviluppo equilibrato dell’area. Nel 1996 nasce anche il Festival della Val
d’Orcia, con spettacoli allestiti lungo vie e
piazze dei vari borghi dislocati in tutta la valle, tra i mesi di luglio ed
agosto di ogni anno, a ravvivare le notti estive. Il futuro ha fin qui cementato un
coordinamento, un’unione pratica e concreta tra il parco minerario
dell’Amiata, e quindi i comuni di Abbadia S.Salvatore
e Piancastagnaio, e quello artistico naturale già
citato della Val d’Orcia dei cinque comuni, in una nuova Comunità
Montana dalle prospettive interessanti e dal presente in crescita, e che ad oggi offre già alcuni servizi
associati di pubblico interesse, come la polizia municipale.
Da citare anche chi ritiene che l'identità della Val d'Orcia sia invece storicamente e funzionalmente più legata a Montepulciano, e quindi non ritenga utile e vantaggioso, sotto più profili, il progetto di "annessione" della Val d'Orcia all'Amiata.
Dal 2004 la
Val d’Orcia è riconosciuta Patrimonio
Mondiale dell’Unesco.
In Toscana avevano già ricevuto tale
riconoscimento: nel 1982 il centro storico di Firenze, nel 1987 la piazza del
Duomo di Pisa, nel 1990 il Centro storico di San Gimignano,
nel 1995 il centro storico di Siena, nel 1996 il centro storico di Pienza.
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Campi di
papaveri |
L’armonica diversità che particolarizza
la Val d’Orcia è stato frutto di un rapporto spontaneo ed essenziale tra
natura e uomo, teso al rispetto dell’ambiente ed alla dignità umana.
Certamente questo connubio è venuto meno, in molti suoi aspetti, negli ultimi
decenni, dove, a fianco delle reali necessità quotidiane, ha fatto il proprio
ingresso nella filosofia di parte della popolazione, con sempre maggiore
intensità, la logica del profitto quale principale abitudine di vita, sulla
scia del ben più ampio disegno di una società globale incapace di svilupparsi
in simbiosi con lo scenario naturale ed i diritti umani ed il comune senso
civico.
Le prime spese hanno gravato su flora e fauna,
estirpate e intossicate dai fini lucrativi. Anche le massime opere d’arte
naturali del “mondo di argilla” - le crete ed i calanchi - sono stati
per lo più distrutti dall’eccessivo dissodamento
agricolo dei decenni passati. Stessa sorte occorsa al fiume Orcia,
che in passato ha subito un forte sfruttamento nell’estrazione della ghiaia.
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Campi di
papaveri (Monticchiello – Grancia
di Ospedaletto) |
Tuttavia, spettacolo di rara bellezza è ancora il
cangiare del colore dei campi di grano, che dal grigio passa al verde, infine
al giallo, al succedersi delle stagioni. Dove i poggi si fanno più scoscesi e
le argille più dure e compatte, la campagna è sterile e scarna
ma non meno seducente: trova ampio spazio l’allevamento ovino. Dove
invece le crete si asciugano, lungo le colline che costituiscono la linea
dell’orizzonte, emergono con frequenza grosse rocce calcaree sopra alle quali
si adagiano con fierezza i borghi più belli e conosciuti, in secolare
contemplazione tra terra e cielo. Le tonalità di erbe, di fiori, di tufi o di
argille, degli scuri cipressi in fila indiana o dei singolari alberi, non di rado isolati a frammentare l’uniformità dei campi assieme
alle siepi di confine o al fitto verde raccolto lungo i fossi che tagliano i
costoni protesi verso il fondovalle, assumono tinte contrastanti ma disarmanti
come un arlecchino in festa, sfumando col fluire del trascorrere stagionale.
Accanto ai meravigliosi centri medioevali più noti
ed abitati (alcuni dei quali sinteticamente accennati di seguito e quasi tutti
di origine etrusca, ad eccezione della sola Pienza in
stile rinascimentale), esiste una Val d’Orcia “nascosta” tutta da scoprire, fatta di sentieri appartati, di siepi di confine, di orti
attigui alle case, di mirabili loggiati fioriti e di pozzi celati nelle
cantine, di giardini pensili e di graziose cappelle all’interno di abitazioni,
di grotte rifugio di eremiti e di santi, di arcaiche
pievi nascoste nella campagna, di monasteri e di conventi chiusi in solitaria
meditazione, di minuscoli agglomerati rurali isolati e concepiti per
l’autosufficienza con tanto di chiesa e castello, di alberi secolari e di
sorgenti miracolose (secondo la superstizione popolare), dove il confine tra
leggenda ed autenticità è estremamente labile e perciò profondamente ammaliante.
PIENZA
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Piazza Pio II |
Città rinascimentale di enorme prestigio, Pienza è un meraviglioso affresco urbano, culla di Enea
Silvio Piccolomini, divenuto Papa col nome di Pio II.
In soli tre anni, dal 1459 al 1462, Pio II trasforma il piccolo borgo natio in
quella che oggi è definita la Città Ideale, o Città Utopia: all’architetto Bernardo Gamabrelli, detto il Rossellino, della scuola di Leon
Battista Alberti, la sfida di racchiudere, nelle
forme architettoniche, la filosofia ed i sogni dell’Umanesimo Rinascimentale. Spazi
“a misura” d’uomo, dove l’uomo è di nuovo al centro dell’universo “terreno”,
frutto di un pensiero moderno, dinamico, cosmopolita.
Attualmente Pienza è meta
turistica seconda in val d’Orcia
solo a Montalcino: discutibile la scelta di
trasformare il corso principale in una sorta di mercato a cielo aperto di
prodotti tipici, mentre la carenza di alcuni servzi
pubblici essenziali (ad esempio la mancanza di un numero adeguato di parcheggi)
le toglie lo scettro di città a misura d’uomo!
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Veduta dalla Val d’Orcia |
La frazione più illustre è il borgo medioevale di Monticchiello. Da segnalare, accanto al corso del fiume Orcia, la “grancia” di Spedaletto, fattoria valdorciana
dell’ospedale senese di Santa Maria della Scala, tassello di unicità nella
zona. Antichi caseggiati e complessi poderali di particolare qualità
architettonica, oggi per lo più agriturismi di lusso,
puntellano l’ampio territorio comunale. Delizioso è il piccolo Castelluccio e la
Tenuta della Foce, immersa tra verdi colline e rigogliosi
boschi al confine sud del comune. Confine sud a breve distanza dal quale si
affaccia sulla valle, dal Comune di Sarteano,
l’incantevole piccolo borgo di Castiglioncello sul Trinoro, oasi solitaria e placida tra la densa vegetazione
forestale. Sogno irrealizzato attribuito a Pio II,
scomparso prematuramente, fu quello di un immenso lago a ricoprire la conca valdorciana, con i paesi affacciati sulle colline del
perimetro mascherati da graziosi porti di acqua dolce.
MONTALCINO
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Montalcino |
Montalcino, terra di Brunello, regale
vino rosso celebre e primeggiante in tutto il mondo, locato tra le valli
dell’Asso ad est, dell’Orcia a sud, dell’Ombrone a ovest-nord, ha rappresentato un’importante
fortezza di confine negli scontri tra i fiorentini e la Repubblica di Siena,
nel 1500. Splendido agglomerato urbano ricco di palazzi e chiese, conserva,
dall’alto dei suoi 564 mt di altezza, una veduta
straordinaria sui fitti boschi e sui curati vigneti circostanti. Nella sommità
è perfettamente conservata la fortezza medioevale ricca ancora di possenti mura
e maestosi bastioni. Attività agricola legata ovviamente alla coltura della
vite, ma anche olio, miele, frutti, nelle prestigiose aziende agrarie fiorenti
nell’economia locale dedita anche all’artigianato di alta qualità ed alla
ricezione turistica. Nella frazione di Castelnuovo
dell’Abate, edificio religioso di non comune bellezza è l’Abbazia di S.Antimo.
RADICOFANI
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Rocca di Radicofani |
Radicofani, di origine etrusca, fa
sfoggio della sua rocca, prima pontificia, poi senese, eretta su di un’elevata
rupe vulcanica di roccia basaltica (896 mt), a
dominare sull’antica via Francigena
al confine tra Toscana e Lazio. Collocato nella zona più brulla e sterile
della valle, con burroni di crete e ginestra, dove trova pratica la pastorizia,
apre la propria visuale su panorami sconfinati che spaziano dall’Amiata agli Appennini, dai laghi di Bolsena e
Trasimeno fin verso le coste Tirreniche. Dal 1297 al 1300, fu inespugnabile
rifugio del ghibellino Ghino di Tacco, nobile decaduto che taglieggiava i
viandanti in viaggio verso Roma. Le sue imprese furono celebrate da Dante
Alighieri (VI canto del Purgatorio) e dal Boccaccio (Decamerone). Contignano, borgo
medioevale che si apre unicamente alla Val d’Orcia,
ne è importante frazione.
ROCCA D’ORCIA
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Rocca d’Orcia o di Tentennano (Castiglione
d’Orcia) |
Assieme a Radicofani,
l’altra rocca valdorciana in grado di togliere il
fiato al visitatore è di certo quella salimbeniana di
Tintinnano, a Rocca d’Orcia, nel Comune di Castiglione d’Orcia. La
suggestiva ed appropriata illuminazione notturna arricchisce la visione di una
fortificazione arricciata su di un enorme scoglio di calcare proteso sopra la Cassia ed il fiume Orcia. Borghi medioevali quali Campiglia
d’Orcia, manciato di case
strette attorno ad una gigantesca rupe a forma conica, ed il Vivo d’Orcia, che prende il nome dal torrente che nasce poco
distante e rifornisce di acque l’intera valle, costituiscono l’ampio territorio
comunale che s’insinua fin entro le pendici dell’Amiata. A sud, Bagni San
Filippo, è graziosa stazione termale di acque alcalino-solfuree
che sgorgano (e scorrono nel cosiddetto fosso bianco) da rocce di travertino a 52°C.
SAN
QUIRICO D’ORCIA
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Bagno Vignoni |
Di origine etrusca, situato sulla Cassia, non
costruito su alte colline o aspri scogli come il resto dei paesi valdorciani, San Quirico d’Orcia
presenta attrattive architettoniche di ottima qualità. La Collegiata,
antichissima Pieve eretta nel cuore del borgo, è struttura religiosa tra le più
belle del panorama locale, mentre Palazzo Chigi e la
fantastica cornice degli Horti Leonini conferiscono
quei tratti di unicità cari a ciascun abitato valdorciano.
Tuttavia il fiore all’occhiello del Comune è senza dubbio
rappresentato dalla frazione di Bagno Vignoni,
antiche terme di acqua sulfurea rese di una bellezza indescrivibile dal
sodalizio uomo-natura, dove si respira un’atmosfera da fiaba. Il castello della
Ripa e il caseggiato di Vignoni completano una
cornice meravigliosa. Attualmente l’economia di San Quirico si lega in gran
parte allo sviluppo turistico, anche se il forte settore edilizio, tratto di
particolarità nella zona, e l’agricoltura, rappresentano ancora essenziali
direttrici.
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Horti Leonini (S.Quirico
d’Orcia) |
In una civiltà globale in forte misura cementata sul
consumismo (non solo economico…) e sulle leggi dell’apparenza, il rischio che
anche questo splendido microcosmo subisca modifiche estranee alla propria
naturale fisionomia presenta già tratti concreti, nonostante il riconoscimento
dell’Unesco e la creazione del Parco della Val d’Orcia.
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S.Quirico d’Orcia |
Fenomeni di “arte confezionata” si ripetono nei
suoi splendidi centri, spesso addobbati come “aiuole”, vuote vetrine dove il
patrimonio immobiliare è assai più curato, anche per la maggiore semplicità,
dei rapporti umani. Crete, calanchi, siepi di confine, filai di verde lungo i fossi dove scola l’acqua piovana, cigli delle strade
autentici habitat di fiori selvatici e rigogliosa macchia, combattono ogni
giorno per non essere ingoiati dall’uniformità delle superfici coltivate,
sovente monocromatiche per effetto dei pesticidi, metafora di quelle idee e di
quei pensieri standardizzati, copiati, riadattati...
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Val d’Orcia |
L’impegno quotidiano per tutelare
persone e paesaggi è la sfida principale che le popolazioni della
Val D’Orcia di oggi sono chiamate a coltivare con
amorevole tenacia.
PHOTO GALLERY
*Testo aggiornato al 1 settembre 2010
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